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La destra romana, i flop in tv e l’amicizia con Meloni: adesso tocca a “Mr. Maxxi”

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(Di Marco Franchi – ilfattoquotidiano.it) – Un altro giornalista in Via del Collegio Romano. Alessandro Giuli, fino a ieri presidente del Maxxi nominato proprio da Gennaro Sangiuliano, con quest’ultimo ha in comune il mestiere, quello di giornalista appunto. Altro tratto simile è una giovanile militanza a destra, ma poi per il resto i due non potrebbero essere più diversi, anche fisicamente: l’uno, Giuli, alto, (ex) biondo e dinoccolato; l’altro basso, calvo e un po’ tracagnotto, anche se ultimamente assai dimagrito, quasi ringiovanito (le pene d’amore?).

Romano, classe 1975, sposato con la collega di Sky-Tg24 Valeria Falcioni (due figli), Giuli muove i primi passi nei giornali locali per poi approdare al Foglio, dove diventa uno dei fedelissimi di Giuliano Ferrara, che nel 2008 lo nomina vicedirettore e poi condirettore. Tutto, da quelle parti, doveva passare dalla sua scrivania. Se ne va nel 2017 per andare a dirigere il settimanale Tempi e passare poi come editorialista politico a Libero. Ma in quegli anni il suo vero trampolino di lancio è la tv. Inizia a essere invitato parecchio come ospite, prima da Annalisa Bruchi e poi da Lilli Gruber, Bruno Vespa, Giovanni Floris. In televisione Giuli funziona: buca lo schermo e sa argomentare, a differenza di altri destrorsi miracolati dall’inarrestabile avanzata di Giorgia Meloni.

Vanno meno bene le sue performance come autore e conduttore, visto che i programmi che gli affidano in Rai non sfondano. Uno, Seconda Linea, insieme a Francesca Fagnani, viene chiuso dopo appena due puntate. Ma tutto questo non lo scoraggia: ormai Giuli è un punto di riferimento del giornalismo e della cultura di destra in tv (poco importa che non sia laureato: ha dato tutti gli esami a Filosofia senza discutere la tesi). Di Giorgia è amico personale: si sentono spesso e lui le dispensa qualche consiglio.

Ma per capire la complessità del personaggio occorre guardare un suo altro programma Rai: Vitalia, alle origini della festa, dove conduce lo spettatore sulle tracce di popoli antichi che hanno creato l’Italia. E così lo si vede camminare tra i boschi dell’Etruria e della Tuscia con uno strano piffero a invocare miti e leggende. Sceneggiatura che forse prende spunto da un suo libro del 2012, Venne la magna madre. I riti, il culto e l’azione della Cibele romana. Un interesse verso il neo paganesimo che si può ritrovare anche nel suo stare a destra.

Ex militante del Fronte della Gioventù e fondatore del movimento Meridiano Zero, il suo primo libro è Il passo delle oche. L’identità irrisolta dei postfascisti, un viaggio nell’universo politico, culturale, antropologico ed estetico del postfascismo italiano. Testo utile per capire quel mondo, al pari di Fascisti immaginari di Luciano Lanna. L’ultima sua opera, nel 2024, è però su Gramsci, una guida-pamphlet su come la destra, prendendone esempio, possa farsi sistema, anche culturale (Gramsci è vivo).

A differenza di altri intellettuali d’area, però, Giuli conserva un’aria da eterno ragazzo, quello che nella Roma degli anni Ottanta abbraccia il movimento Mod, che ha nel film Quadrophenia il suo manifesto generazionale. Un vezzo conservato ancora oggi, indossando cravatte sottili e scarponcini Dr. Martens.

Di lui come ministro si vociferava anche alla nascita del governo Meloni, che però gli preferì Sangiuliano, il quale, però, nel novembre 2022, lo manda a dirigere il Maxxi, con grande “scuorno” di Giovanna Melandri. In via Guido Reni, però, nel luglio 2023, incappa in uno scivolone che poteva costargli caro: una serata con Vittorio Sgarbi e Morgan che, tra turpiloqui, volgarità e battute sessiste, ne dicono di ogni, tanto che Giuli è costretto a scusarsi. E ora, da neo ministro, sarà sempre lui a decidere il suo successore al museo.


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