
(Tommaso Merlo) – Israele sta andando verso l’autodistruzione per colpa di Netanyahu e dei suoi sodali. I regimi cadono sovente per implosione invece che per mano del nemico e per le strade di quella Terra Maledetta la fine di Israele è ormai considerata una possibilità. Del resto la situazione è sempre più insostenibile anche per gli israeliani ed è risaputo che i regimi prima o poi si schiantano contro qualche muro. Colpa dell’arroganza che gli impedisce di rallentare, di cambiare strada. Netanyahu potrebbe passare alla storia come uno di quei mussolini che vogliono costruire imperi, ma alla fine finiscono per trascinare i loro popoli all’inferno. Netanyahu governa con una cricca ancora più fanatica di lui e quello che pensano davvero lo dimostrano i fatti degli ultimi decenni, non certo le conferenze stampa. Da anni ogni occasione è buona per perpetrare con la violenza l’annessione degli ultimi brandelli di territorio palestinese. Vogliono completare l’opera di occupazione. Per questo, il cruento attacco di Hamas del 7 Ottobre, è stato per il governo neofascista di Netanyahu un grandioso assist che gli ha fornito l’opportunità di scatenarsi. Succede da decenni. In tutta la Palestina. Qualsiasi incidente viene sfruttato dal governo israeliano per giustificare abusi di diritti e per insediare nuove basi militari ed avamposti abusivi e posti di blocco in modo da stringere la morsa sui palestinesi. In modo da rendergli la vita impossibile e costringerli a scappare altrove oppure farli cedere e sottomettere una volta per tutte. Oggi il più grande alleato di Israele è Hamas e tutti coloro che rispondono con la violenza alla violenza. Perché offrono a Netanyahu ed i suoi sodali scuse per compiere ogni scempio in nome della legittima difesa e del diritto di esistere che negano agli altri. Prima la provocazione, poi la reazione violenta, poi una risposta ancora più cruenta. A Gaza come ovunque, da decenni. Una spirale di violenza che con Netanyahu ed i suoi sodali sta però superando il limite trascinando Israele verso l’autodistruzione. Questo perché la situazione sta sfuggendo di mano e la vita sta diventando impossibile anche per gli stessi israeliani costretti a vivere in un bunker anche mentale divorati dalla paura mentre fuori non c’è affatto il paradiso. La guerra ha causato una pesante crisi economica, si perdono posti di lavoro mentre il costo della vita è alle stelle. Intere aree del paese come quelle del nord della Galilea o attorno a Gaza, sono evacuate da mesi ed interi comparti sono crollati. Con ingenti risorse pubbliche sprecate in armamenti sempre più sofisticati invece che per i servizi ai cittadini, l’intero paese sta diventando un insediamento accerchiato da nemici. Ma l’odio si ritorce contro chi lo prova. La società israeliana è frantumata. Mentre la stampa internazionale indossa la museruola imposta dalla lobby pro Israele, a casa sua Netanyahu è considerato il neofascista che è. La dolorosa vicenda degli ostaggi di Hamas ha fatto saltare ogni ipocrisia, a Netanyahu e al suo governo non frega nulla nemmeno dei parenti israeliani degli ostaggi che da mesi protestano chiedendo un accordo. L’obiettivo di occupare i rimasugli di Palestina viene prima di tutto. Loro stessi e i loro deliri estremisti vengono prima di tutto. In Israele vi sono poi storicamente personalità e movimenti progressisti che nulla hanno a che fare con questa deriva neofascista. Ci sono ad esempio giovani obiettori di coscienza israeliani in galera di cui nessuno parla, ci sono gruppi di pacifisti ebrei sovente presi a legnate dai coloni, ci sono personalità e perfino rabbini che sono per la convivenza pacifica e pro Palestina. La società israeliana è profondamente lacerata ed è da una di queste crepe che può generarsi l’implosione. Da anni in Israele i governi durano come le arance e prima della guerra gli israeliani hanno riempito le piazze per mesi in nome di una democrazia liberale messa a rischio del delirio di onnipotenza di Netanyahu che voleva sottomettere la Giustizia alla politica. Pur di non mollare, Netanyahu ha messo insieme un governo con l’estrema destra e fin dal primo giorno butta benzina sul fuoco per tenere unita la società israeliana in nome del sempiterno nemico comune. Ma vi sono anche altre fratture. Gli invasati religiosi col doppio passaporto ululano alla Terra Promessa ma poi sono i primi a fare le valige e tornarsene a Brooklyn quando volano i missili, ma ad andarsene sono anche molti cittadini moderati esasperati da una terra anche per loro diventata maledetta. Un conto è la propaganda, un conto la realtà. Emblematiche le pubblicità sui media israeliani per convincere ebrei in giro per il mondo a trasferirsi negli orrendi condomini vista mare. In Israele vi sono poi schiere di invasati religiosi mantenuti dai contribuenti e perfino esenti dalla leva e questo mentre gli altri devono tirare la cinghia e continuamente mollare tutto per arruolarsi. E vi sono minoranze come quella araba, in sostanza palestinesi sottomessi che abbassano la testa in pubblico e la alzano in privato. Paura ma anche ipocrisia perché in Israele hanno servizi e un tenore di vita almeno fino ad oggi migliore rispetto a quello dell’altra parte del muro. Perfino l’esercito ha mugugnato contro i politici negli ultimi mesi e gli psicologi sono sommersi di soldati traumatizzati di ritorno da Gaza. Netanyahu ed i suoi sodali sono detestati da gran parte degli israeliani, eppure per egoismo continuano a schiacciare l’acceleratore ed ignorare ogni malcontento. È questo il vero fascismo ed è questo che potrebbe portare Israele allo schianto.
Ma oltre ad Hamas, anche gli antisemitismi sparsi per il mondo sono i migliori alleati di questa Israele neofascista. Parte della propaganda di Netanyahu e dei suoi sodali, si basa proprio sul sempiterno vittimismo. Gli ebrei sarebbero detestati ovunque e vi sarebbe il rischio imminente di un altro olocausto e quindi guai a chi osa criticare la politica israeliana a cui tutto è concesso. Ma le persone che praticano la religione ebraica e quelli che hanno trovato Dio in quella Terra Maledetta, sono ben poche e Netanyahu ed i suoi non son certo tra questi. Come del resto sul fronte islamico, dove la religione viene sfruttata da partiti e politicanti per meri scopi egoistici di potere. La separazione tra religione e politica e l’introduzione dello Stato Laico è una di quelle evoluzioni storiche che potrebbero cambiare per il meglio il destino del Medio Oriente. Ma sull’antisemitismo anche l’Occidente deve fare passi avanti superando culturalmente una volta per tutte il deleterio pensiero per categorie. Il pensiero basato su generalizzazioni e superficiali stereotipi. Non esistono gli ebrei ed i musulmani, non esistono israeliani e palestinesi, esistono persone tutte uniche. Le categorie sono da sempre utilizzate dai dittatori – su tutti proprio Hitler con gli ebrei – per deumanizzare i nemici e quindi giustificare ogni nefandezza. I Palestinesi non sono tutti terroristi o peggio ancora animali che meritano il genocidio, ma esseri umani come tutti gli altri in balia di frange di fanatici. Gli israeliani non sono tutti sanguinari fascisti sionisti, ma esseri umani come tutti gli altri in balia di Netanyahu e dei suoi sodali. Per perseguire la pace bisogna alzare la testa oltre ogni muro anche mentale e riscoprire che dall’altra parte non c’è nessun demone immaginario ma esseri umani come noi vittima di deliri egoistici altrui. I fanatici si appropriano del potere ed impongono la loro volontà invece di ragionare e cercare soluzioni comuni e questo anche a costo di ricorrere alla violenza. I fanatici non ascoltano le ragioni altrui, non si mettono nei loro panni ma per i loro fini sono pronti a calpestarli. Questo è vero fascismo, di qualunque colore o credo sia. Fascismo culturale che di fatto impedisce lo sviluppo di una vera democrazia. Il superamento del fascismo giudaico come di quello islamico e la nascita di autentiche democrazie partecipative è una di quelle evoluzioni storiche che possono cambiare il destino del Medio Oriente. Ma la fine di Israele è diventata un’opzione anche per quando succede al di là dei suoi confini. Per colpa di Netanyahu e dei suoi sodali, i loro nemici regionali guidati dall’Iran non sono mai stati così uniti e determinati. Fosse solo per ragioni numeriche, una guerra contro decine di milioni di arabi esasperati non è uno scherzo nemmeno per l’esercito israeliano. A tal proposito negli ultimi mesi sono crollate molte certezze sulla leggendaria efficienza militare israeliana, a seguito della sorpresa del 7 Ottobre ma non solo, nelle operazioni di terra a Gaza molti dei loro soldati sono stati uccisi da fuoco amico e di fatto hanno fallito al momento tutti i loro obiettivi. Con figuracce planetarie come il massacro dei cooperanti oppure l’uccisione di palestinesi in coda per gli aiuti. Panico, approssimazione e rabbia accecante che è un grave handicap in guerra. La sola apertura del fronte del nord con Hezbollah, ha costretto al ricorso continuo di riservisti, vi son state dimissioni e polemiche ai vertici militari e dell’intelligence e l’inedita impressionante pioggia di missili dall’Iran, l’hanno subita eccome. Nonostante quindi l’arroganza granitica di Netanyahu, una guerra regionale senza miliardi ed armamenti a stelle strisce, sarebbe un rischio militare enorme per Israele. Quanto al signor Netanyahu è già in guai seri. Se arretra i suoi sodali di estrema destra lo fanno cadere, se insiste rischia di superare il punto di non ritorno – magari a Rafah – e far cadere il suo paese. Netanyahu ha già compromesso l’immagine di Israele e il paese non è mai stati così isolato, vedremo se i suoi acerrimi nemici interni riusciranno a far implodere il regime o se le pressioni internazionali riusciranno a spodestarlo. Se così non sarà, la fine di Israele sarà ancora più prossima e possibile.